Occhi sull'invisibile
un po' della mia storia
Se vuoi, puoi ascoltare questo post, letto e accompagnato musicalmente da me.
Claude Mellan, La Luna al suo primo quarto, 1635
Perché scrivere una newsletter sull’invisibile?
Quando mi sono laureata in filosofia, ho scelto come tema della mia tesi i concetti chiave di due pensatori che sentivo che avevano sfidato, a modo loro, i canoni del pensiero imperante: questi due concetti erano l’invisibile e l’inaudito, e i due pensatori erano Maurice Merleau-Ponty e François Jullien.
Mi sembrava che le loro filosofie si intrecciassero delicatamente, senza forzature, in una danza appena accennata, fatta di richiami, echi e risonanze a cui era difficile resistere. Era la forza dell’invisibile: ciò che non è eclatante, ma chiama dalla trama nascosta delle cose. Era l’accenno di un sentiero, il magnetismo di un invito che sembrava trasparire attraverso le parole.
Ora, voglio immediatamente mettere in chiaro una cosa: questa non sarà una newsletter di filosofia. Non perché quest’ultima non faccia parte del modo in cui scrivo o penso; ma perché la sua assimilazione più profonda per me è passata per altre vie, diverse da quelle concettuali e accademiche. Sopratutto, ho compreso che il suo esercizio costante mi portava a usare la mente logica e razionale più di quanto desiderassi; che l’aveva resa imperante, paralizzando le altre funzioni; e che, paradossalmente, aveva finito per allontanarmi da me stessa e da ciò che sentivo.
Perché muoversi su un piano astratto e universale è meraviglioso, e dona alla mente una qualità duttile, un’audacia concettuale che non finisce di stupire; ma, nel mio caso, tutto ciò ha finito per allontanarmi da una domanda fondamentale, che pulsava al centro del mio essere: che cosa voglio? Era diventata un bisbiglio, un assillo sottile, quasi insinuante, e sembrava venire da profondità remote. Qualcosa, lungo il mio sentiero filosofico, era stato rimosso. Qualcosa era stato dimenticato, trascurato.
Dal momento in cui l’ho compreso, non ho smesso di cercarlo. Lo sto ancora cercando. E, insieme ad altre cose, ho deciso di aprire questa newsletter.
Il cuore, segreto custode di tutti gli organi, è il centro della vita, e perciò è in contatto con il suo mistero. Ad esso mi apro ogni volta che ciò che credevo certezza incrollabile si sgretola e vola via, come sabbia al passare del vento.
Sono molte le cose che ho incontrato da quando ho deciso di rivolgermi a quel bisbiglio, e mettermi alla ricerca di ciò che avevo perduto, senza sapere cosa fosse. Una di queste sono i Tarocchi e i loro segreti archetipici. Un’altra è la musica, la musa dell’invisibile. E un’altra è la scrittura, non più messa al servizio dell’esplicazione dei concetti ma, piuttosto, posta in ascolto del cuore e della sua rabdomanzia.
Così nasce “appunti sull’invisibile”: al confine, alla fine di un percorso e all’inizio di un altro. Dove gli emisferi si toccano ed è necessario un capovolgimento, un cambio di sguardo.
Per ritrovare ciò che è perduto, non occorre solo seguire altre rotte; occorre anche apprendere a vedere ciò che prima passava inosservato, ciò che prima era invisibile e inaudito. Per vedere l’invisibile, bisogna affinare la propria vista; farle assumere una disposizione che è più vicina a quella dell’udito: obliqua, cauta, attenta più ai processi che ai risultati. Questo non implica solo cambiare la propria postura intellettuale. Implica cambiare la postura della propria vita.
Dunque, occhi sull’invisibile.
Benvenuto/a nella mia newsletter e grazie per essere qui ♡
Aurora ☽


